Il giorno prima
Wednesday, April 06, 2011 ore 9:00 PM Compagnia Teatrale Tarmeh
scritto e diretto da Aram Ghasemy
con Aram Ghasemy e Alice Bettinelli
direzione tecnica: Marco D'Amico
Il nuovo spettacolo della Compagnia Teatrale Tarmeh rappresenta il secondo passo del progetto della trilogia ispirata all'opera del grande poeta e filosofo persiano Ferdousi, cominciato un anno fa con “Il Potere di Zahhak”. Hakim Abol Ghasem Ferdousi (935-1020) è uno dei protagonisti della letteratura antica persiana; la sua poesia, conosciuta dagli iraniani (ma anche da tutte le popolazioni dell’area linguistica e culturale persiana, dall’Afghanistan alla Cina) di tutte le classi sociali e religioni, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento filosofico attuale e universale. Con un lavoro di ricerca durato più di 30 anni Ferdousi raccolse le leggende epiche della Persia preislamica in un'opera monumentale intitolata “Shahnameh” (“Libro dei Re”), che rappresenta per la cultura e per la lingua iraniana ciò che è la Divina Commedia per quella italiana. “Il Giorno Prima” ci porta nel mondo magico delle leggende, cercando una strada comune tra le culture persiana e italiana, attraverso i linguaggi universali del teatro, della poesia, della musica e della danza. Aram Ghasemy e Alice Bettinelli ci conducono nel mondo femminile del coraggio materno e dell'inganno seduttore raccontandoci la storia di Gord Afarid, guerriera in lotta per salvare il suo paese, e dell'amore impossibile dell'eroe Sohrab, suo antagonista. In questa storia non troviamo l'eterna lotta tra il bene e il male, l'eroe positivo e il suo nemico, ma esseri umani che si incontrano su fronti contrapposti e non possono fare a meno di essere, appunto, umani, e quindi contraddittori, forti e deboli allo stesso tempo, imprigionati dalle barriere degli accadimenti storici e dall'origine geografica ma liberati dalla loro umanità. Così vengono messi in discussione i concetti di eroe, coraggio, giustizia, potere, per riportarli nella loro accezione quotidiana, interiore, personale, nel tentativo di avvicinarci alla comprensione del nostro rapporto con il mondo e la società umana, in un viaggio/sogno alla ricerca delle nostre radici comuni. La protagonista moderna cerca di ricordare una storia antica che la aiuti a ritrovare quella parte di se stessa che le sta mancando: la soddisfazione intima di aver fatto la propria parte senza cedere alla terribile malattia dell’indifferenza. Di nuovo le antiche leggende di questa regione tormentata che fu la culla della civiltà umana ci portano all'oggi, a riflettere qui e adesso sulle relazioni tra gli esseri umani, tra i generi, tra le diverse culture che si scontrano ma che per la loro stessa natura sono destinati a rincontrarsi, anche se in maniera non lineare e contraddittoria. Così le due attrici recitano gli stessi ruoli in lingue differenti, la stessa storia attingendo a riferimenti culturali, artistici, musicali differenti, per ritrovarsi nei sentimenti e nelle aspirazioni comuni a tutti gli uomini e le donne.
Ci muoviamo in un teatro moderno che attinge al teatro arcaico dei cantastorie e dei cantori con il passo leggero della poesia e della danza, nello spazio vuoto dove tutto è possibile, nella libertà della libera interpretazione e dell'improvvisazione, alla ricerca di una consapevole modernità.